| michele ( @ 2008-02-15 15:17:00 |
Le parole sono importanti (come luogo comune, almeno questo è più fresco)
Anni di "guerre culturali", citazioni in tedesco di filosofi e in latino di Padri della Chiesa, sfoggio di parole come nichilismo! relativismo! deriva dei valori!, e poi alla fine se ne escono con Aborto? No, grazie. Con il punto interrogativo e la virgola. Non è solo lo slogan più banale e abusato della politica mondiale, è anche, in questo contesto, di una stupidità e di una volgarità e di una violenza senza pari. Basta ripeterlo due tre volte:
Aborto? No, grazie
Aborto? No, grazie
Aborto? No, grazie.
Che significa? Che senso ha? Chi è che domanda, chi è che risponde?
Signora, gradisce un po' di aborto?
No, grazie
Non faccia complimenti, si serva pure
No, grazie, ne faccio a meno
Mi permetto di insistere, guardi che è ottimo
La prego, non mi costringa ad essere scortese. Ho detto di no, grazie.
Oppure, al contrario:
Signora, gradisce un po' di aborto?
Hummm, lei mi tenta...ma non mi farà male?
Scherza? È tutta roba di prima qualità
Ma sì, grazie, per questa volta voglio proprio provarlo.
Vedrà che non se ne pentirà!
Cosa sottintende, cosa comunica uno slogan del genere? Che c'è gente che insiste perché le donne abortiscano? Che quello che consente l'interruzione della gravidanza non è un diritto ma un capriccio, come la voglia di un dessert? Che a eliminare il problema basterebbe un cortese ma fermo rifiuto? E sto rifiuto, a che titolo dovrebbe pronunciarlo Giuliano Ferrara?
Comunque la si pensi, davvero, una questione così importante non merita un ricorso meno automatico ai luoghi comuni più comuni? Non merita parole un po' meno sciatte? E pensieri meno sciatti, naturalmente.
Anni di "guerre culturali", citazioni in tedesco di filosofi e in latino di Padri della Chiesa, sfoggio di parole come nichilismo! relativismo! deriva dei valori!, e poi alla fine se ne escono con Aborto? No, grazie. Con il punto interrogativo e la virgola. Non è solo lo slogan più banale e abusato della politica mondiale, è anche, in questo contesto, di una stupidità e di una volgarità e di una violenza senza pari. Basta ripeterlo due tre volte:
Aborto? No, grazie
Aborto? No, grazie
Aborto? No, grazie.
Che significa? Che senso ha? Chi è che domanda, chi è che risponde?
Signora, gradisce un po' di aborto?
No, grazie
Non faccia complimenti, si serva pure
No, grazie, ne faccio a meno
Mi permetto di insistere, guardi che è ottimo
La prego, non mi costringa ad essere scortese. Ho detto di no, grazie.
Oppure, al contrario:
Signora, gradisce un po' di aborto?
Hummm, lei mi tenta...ma non mi farà male?
Scherza? È tutta roba di prima qualità
Ma sì, grazie, per questa volta voglio proprio provarlo.
Vedrà che non se ne pentirà!
Cosa sottintende, cosa comunica uno slogan del genere? Che c'è gente che insiste perché le donne abortiscano? Che quello che consente l'interruzione della gravidanza non è un diritto ma un capriccio, come la voglia di un dessert? Che a eliminare il problema basterebbe un cortese ma fermo rifiuto? E sto rifiuto, a che titolo dovrebbe pronunciarlo Giuliano Ferrara?
Comunque la si pensi, davvero, una questione così importante non merita un ricorso meno automatico ai luoghi comuni più comuni? Non merita parole un po' meno sciatte? E pensieri meno sciatti, naturalmente.