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Angelo Branduardi - Giovanna d'Arco |
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Ogni tanto, quando torno a casa dalla mia giornata universitaria (anche se con l'università non ho nulla a che fare, vado nei giorni in cui non ho nulla da fare), mi imbatto nel buon vecchio mustafà. Mustafa è un ragazzo, anzi meglio dire un uomo, italianissimo, ma che si è auto appioppato questo nome arabo perchè si crede un pirata. Si si, proprio un pirata. Un pirata del mediterraneo. Quando era giovane si arrampicava sui lampioni di piazza Duomo durante le manifestazioni, ed issava la sua bandiera, che poi altro non è che la bandiera sarda coi quattro mori. Presumo perchè sia sardo, non ci ho mai parlato. E' un personaggio fisicamente inquietante. Pelle erosa dai tatuaggi, dai piercing e dal sole. Orecchie i cui lobi son stati rovinati da dischi di legno (gli stessi che mettono i punkabbestia e qualche componente di tribù del deserto), faccia perforata da numerosi piercing, con un labbro inferiore estremamente spropositato rispetto al labbro superiore. Ed occhialetti alla John Lennon. Veste sempre di nero. Anfibi, jeans e maglietta smanicata col collo a V. Anche a dicembre. Ed una bandana nera. Sennò che pirata sarebbe? Lo vedi sempre andare in giro con una bici. Presente le bici da postino? quelle vecchie, pesantissime, con due portapacchi, nere? Ecco. Quelle. Solo che ha legato ai portapacchi due vasche di plastica trasparente, con ai lati delle poesie e sul fronte (e sul retro), la scritta VASCELLO PIRATA. Nella cesta davanti ci mette il suo cane. Un meticcio peloso nero con il muso da cucciolo ed una bandana legata al collo, e dietro quello che presumo essere la sua vita, oltre che un sacco a pelo sudicio. Ed al portapacchi dietro ha legato la bandiera della Sardegna. Ogni volta che lo incontro ha un che di magico. Come se la città si fermasse al suo passaggio, come se tutto quello che c'è intorno, case, palazzi, automobili, persone, cani che pisciano, abusivi, piccioni, piccoli animali, scompaiano o diventino macchie rappresentate come lo farebbe un pittore futurista che deve rapprsentare il movimento. Compare solo lui. Con il suo ritmo lemme lemme e l'andatura a ciondoloni, con lo sguardo fisso dritto davanti a se ed il suo cane nella cesta. Chissà se lui vede anzichè la striscia di bitume un corso d'acqua, il mare, l'oceano, l'azzurro del cielo ed il fragore delle onde, e che le macchine o i pedoni altro non fossero dei navigli o esseri del mare che nuotano al suo fianco. Me lo son sempre chiesto. Chissà a che pensa.
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