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Un gomorrano a Roma

C’è una corrente di pensiero - animata da alcuni intellettuali e da alcuni camorristi* - secondo la quale, per dirla in sei parole, Roberto Saviano ha rotto il cazzo. E il libro, e l’audiolibro, e lo spettacolo teatrale, e il film, e Gomorra che è diventato un marchio di fabbrica, e lui che non se ne può più di vederlo dappertutto, e quanto ci marcia su sta storia delle minacce, e quanti soldi s’è fatto sfruttando a proprio vantaggio il dramma della camorra e della Campania.

A me sembra l’esatto contrario: cioè che tante volte i media sfruttino il dramma della camorra e della Campania solo per parlare di Saviano. Mi spiego: Saviano ha scritto un libro su una situazione che era sotto gli occhi di tutti ma di cui sembrava non fregasse una mazza a nessuno. Contro ogni previsione, il libro ha venduto una carrettata di copie: segno che alla gente fregava qualcosa (e che il libro era bello: ma questa è un’opinione personale). Che hanno fatto giornali e televisioni? Hanno cominciato a seguire da vicino la situazione? Hanno pubblicato inchieste (magari, perché no?, controinchieste) firmate dai loro migliori inviati e corrispondenti? Hanno martellato la politica e l’opinione pubblica tutti i giorni, anche quando non c’erano notizie forti come l’emergenza rifiuti?

In parte l’hanno fatto. Ma hanno fatto soprattutto un’altra cosa: intervistare Saviano, fotografare Saviano, pubblicare articoli di Saviano. Costruire il personaggio Saviano. Più comodo, no? Il nome attira, e si risparmia la trasferta a San Cipriano. Certo, il marketing della Mondadori ci ha messo del suo (d’altra parte, è il suo mestiere); e lo stesso Saviano non ha mai fatto mistero di avere una concezione militante del mestiere di scrittore, di mettere tutto se stesso (“il corpo”, direbbe lui) in quello che fa. D’altra parte, perché dovrebbe fare altro? Tanto più che, come è noto, per una persona minacciata la sovraesposizione è molto meno pericolosa della solitudine e dell’oblio.

Grazie a Saviano, la Campania, la camorra, 'o Sistema, ecc. sono sbarcati sulle prime pagine dei giornali. Ma sembra che ci restino solo in funzione di Saviano, solo perché Saviano esiste (è uno scrittore, è giovane, è minacciato, ecc). Quando ammazzano qualcuno a Gomorra chiedono il parere di Saviano, un po' come quando c’è un terremoto in Tunisia chiedono un parere ad Afef. L’altro giorno, accanto alla notizia dell’assassinio di Michele Orsi a Casal di Principe, Repubblica.it pubblicava una galleria di foto: “Il ritorno di Saviano”. Erano foto dell’anno scorso (una manifestazione a cui Saviano aveva partecipato): che senso aveva ripubblicarle adesso? Uno solo: mostrare come, dopo quel giorno, foto a Casale non ne aveva scattate più nessuno. Inutile dire che il giorno dopo, l'articolo sul giornale aveva il nome di Saviano nell'occhiello. Da due anni Saviano ripete che bisognerebbe sostenere il lavoro dei magistrati anticamorra, seguire il processo Spartacus che ha un’importanza pari al maxiprocesso di Palermo contro la mafia. Lo dice, lo scrive, e ditemi voi se sul processo Spartacus avete mai trovato una notizia che è una. Poi ammazzano qualcun altro, reintervistano Saviano, e lui lo ridice. E che altro deve fare?

A leggere certi giornali, sembra che Gomorra sia un paese remoto, addirittura un altro pianeta. Su questo pianeta, lontano milioni di miglia, parlano una lingua incomprensibile e fanno cose così bizzarre e violente che l’unico suo abitante, sbarcato da noi chissà come, ci ha scritto sopra un libro che è diventato un best seller. E ora anche un film: a quanto pare, un film di fantascienza. A leggere certi giornali, sembra che a Casal di Principe si ammazzino solo per fare un dispetto - o un favore - a Saviano. Sono sicuro che questo marchio di fabbrica su Gomorra - nel senso non di libro, ma di realtà che esiste, e per giunta a due passi da noi - Saviano non lo voleva; che questo ruolo di ambasciatore unico - o capo del governo in esilio? - di Gomorra in Italia gli sta stretto. E se intorno ha già una folla di gente che gli grida "A Savia', scànsete!!!", non è certo colpa sua.

*(A scanso di equivoci: non voglio certo dire che chi critica Saviano fa il gioco dei camorristi. Però, “s’è fatto i soldi” o “è onnipresente”, come critiche non mi sembrano troppo pregnanti.)

P.S.: Gomorra è un gran film. E anche il Divo, eh? (Non c’entra, ma lo dico perché di recente ho parlato solo di film che non mi erano piaciuti)
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